Curare la Stipsi

 

La cura della stipsi

Curare la Stipsi

Curare la Stipsi: La cura della stipsi o costipazione è un disturbo multifattoriale che compromette la qualità di vita dei pazienti e, nei casi più gravi, può portare a complicanze significative.

Questo disturbo si manifesta con una riduzione della frequenza delle evacuazioni (meno di tre alla settimana), feci dure e difficoltà nell’atto defecatorio, spesso accompagnate da sintomi come gonfiore addominale e sensazione di evacuazione incompleta.

Sebbene sia considerato un disturbo comune, la stipsi cronica può essere il sintomo di patologie più complesse, che necessitano di un’accurata diagnosi e di un trattamento personalizzato.

Fenomeno in grande espansione negli ultimi anni, sia per l’involuzione della società, sia per la drammatica situazione POST COVID (il COVID divora l’intestino, non solo i polmoni!)

La stipsi è una vera e propria sindrome (complesso di più sintomi), frutto di una rottura di equilibri e disordine di sistemi.

Come mai dare cosi’ “grande “ importanza a una parolina cosi’ piccola e ,apparentemente, insignificante? Perchè guarda caso con il COVID la situazione gastroenterologica è peggiorata….

Al punto che, sia nella fase di esordio della malattia, sia nel long-post COVID i sintomi gastroenterologici sono diventati spesso dominanti (in un paziente su tre, a volte su due ).

Stipsi e microbiota

Nelle fasi acute del COVID prevale decisamente una sintomatologia di tipo diarroico, per una compromissione diretta dei colonociti e degli enterociti, ma nel post COVID, a causa della riduzione delle difese immunitarie e dell’impoverimento della flora batterica sana (microbiota) si riscontrano quadri misti.

Diarrea alternata a stipsi, alvo molto irregolare, espressione di rottura di equilibrio di sistemi, dell’asse intestino cervello, favorito da lockdown,stress, ansia da sindemia, riduzione dell’attività fisica, aumento dell’alimentazione in genere, ma soprattutto di quella sbagliata.

Partendo dalla personale , spesso condivisa , affermazione che il male del secolo non e’ piu’ il cancro, almeno per ora nel XXI secolo, vengono fuori i danni da squilibrio di sistemi con aumento di patologie neurodegenerative, di patologie metaboliche, cardiovascolari, bronco-pneumologiche, pur rimanendo il cancro un grosso problema.

L’alterazione della composizione del microbiota, associata ad una alterata permeabilità intestinale, con conseguente endotossiemia e microtrombosi, spiega con il cross-talk intestino polmone, il parallelismo tra patologia polmonare e patologia intestinale tra cui la stipsi.

Classificazione fisiopatologica della Stipsi

La stipsi può essere suddivisa in diverse categorie, sulla base della fisiopatologia coinvolta:

  1. Stipsi a transito rallentato: si caratterizza per una ridotta motilità colica, spesso dovuta a una disfunzione nei neuroni enterici o a una compromissione della muscolatura liscia. Il rallentamento del transito colico provoca un prolungato assorbimento di acqua dalle feci, che diventano più dure e difficili da espellere.

  2. Disfunzione del pavimento pelvico: questo tipo di stipsi è associato a difficoltà meccaniche nel processo di evacuazione. I pazienti presentano una dissinergia del pavimento pelvico, ossia una mancata coordinazione tra il rilassamento dello sfintere anale e la contrazione della muscolatura rettale durante la defecazione. Ciò può essere verificato tramite esami specifici come la manometria ano rettale o la defeco-grafia.

  3. Stipsi funzionale: la forma più comune e include casi non sempre direttamente correlati a patologie organiche. In questa forma, la causa è spesso attribuita a una combinazione di fattori alimentari, stile di vita sedentario e aspetti psicologici.

Diagnosi della stipsi:

Dopo tutte queste doverose e necessarie premesse, nella nuova visione della gastroenterologia , della medicina olistica e della medicina integrata, più attenta alla persona nel suo insieme, torniamo a una definizione più semplice /concreta della parola stipsi .

Premesso che ogni paziente potrebbe dare una sua personale definizione di stipsi, si può ritenere stitico:

  1. chi ha meno di tre evacuazioni a settimana;
  2. chi pur avendo evacuazioni giornaliere elimina una quantità di feci ridotta, con sensazione residua di incompleto svuotamento;
  3. chi ha difficoltà all’espulsione delle feci;
  4. chi elimina feci di consistenza molto aumentata/fecalomi;
  5. chi non ha affatto stimoli e non va di corpo per più giorni.

La diagnosi di stipsi cronica si basa su una combinazione di anamnesi, esami fisici ed esami strumentali.

Vengono utilizzati i criteri di Roma IV, uno strumento diagnostico standardizzato per i disturbi gastrointestinali funzionali, che definisce la stipsi cronica come la presenza di almeno due dei seguenti sintomi:

  • Sforzo eccessivo durante le defecazioni
  • Feci dure o grumose
  • Sensazione di ostruzione rettale o blocco
  • Meno di tre evacuazioni a settimana

Come sintomo può comparire in assenza di una causa primitiva (stipsi semplice o funzionale ) oppure essere manifestazione di una malattia organica (stipsi secondaria ).

Individuare il tipo di stipsi permette di trovare la soluzione più adatta al problema.

Esami strumentali/laboratorio

In pazienti con stipsi cronica o in presenza di sintomi d’allarme, possono essere indicati test diagnostici più approfonditi:

  • Esame feci completo ( laboratorio )
  • Colonscopia: Indicata in pazienti con stipsi di nuova insorgenza in età avanzata o con sintomi di allarme come sanguinamento rettale, perdita di peso, o anemia. È fondamentale per escludere patologie organiche come polipi, carcinoma del colon-retto o malattie infiammatorie intestinali.
  • Tempo di transito colico: Valutabile mediante l’ingestione di marcatori radiopachi o scintigrafia. Questo esame misura la velocità di transito delle feci attraverso il colon, utile per distinguere la stipsi da transito rallentato dalla stipsi funzionale.
  • Manometria anorettale: Misura la funzionalità dello sfintere anale e del pavimento pelvico. È utile nella diagnosi di disfunzioni evacuative o nella valutazione di pazienti con sospetta dissinergia del pavimento pelvico.
  • Defecografia: Esame radiologico che visualizza il processo di evacuazione in tempo reale, utile nei casi di sospetta dissinergia o prolasso rettale.
  • Defeco risonanza magnetica

Trattamento: dalle terapie tradizionali a quelle innovative, come curare la stipsi

Il trattamento della stipsi cronica richiede un approccio individualizzato, basato sulla causa fisiopatologica e sulla severità dei sintomi. Oltre ai classici interventi dietetici e comportamentali ( fondamentali acqua/olio/attività fisica), esistono nuove terapie farmacologiche e tecniche minimamente invasive che possono essere utili nei casi resistenti alle terapie tradizionali.

1. Trattamenti dietetici e comportamentali

  • Fibre: l’introduzione di fibre solubili e insolubili (come lo psyllium) nella dieta è un intervento di prima linea. Le fibre solubili formano un gel che ammorbidisce le feci, mentre le fibre insolubili aumentano il volume fecale.

  • Idratazione: è cruciale mantenere un adeguato apporto di liquidi per facilitare il transito fecale, specialmente in associazione all’aumento di fibre.

2. Farmaci di nuova generazione

  • Prosecretori: tra questi, la linaclotide e la plecanatide sono agonisti del recettore della guanilato ciclasi-C, che promuovono la secrezione intestinale di liquidi, facilitando il transito delle feci. Hanno dimostrato un’efficacia significativa nel trattamento della stipsi cronica idiopatica e della sindrome dell’intestino irritabile con costipazione (IBS-C).

  • Agenti procinetici/enterocinetici: la prucalopride, un agonista selettivo del recettore 5-HT4 della serotonina, stimola la motilità colica, migliorando il transito intestinale. È indicato nei casi di stipsi cronica resistente.

3. Trattamenti minimamente invasivi

  • Idrocolon terapia

  • Terapia del biofeedback: utilizzata per il trattamento delle disfunzioni del pavimento pelvico, questa tecnica consiste nel fornire un feedback visivo o uditivo durante le sessioni di riabilitazione muscolare, con l’obiettivo di correggere la disinergia.

  • Neuromodulazione sacrale: questa tecnica, utilizzata nei casi di stipsi severa e resistente, implica la stimolazione elettrica dei nervi sacrali per migliorare la funzione intestinale e sfinterica.

4. Lassativi e stimolanti

  • Lassativi osmotici (come macrogol o lattulosio) che richiamano acqua nel lume intestinale, aumentando la massa fecale e favorendo il transito;

  • Lassativi stimolanti (bisacodile o senna), che agiscono direttamente sulla muscolatura intestinale, devono essere utilizzati con cautela per evitare fenomeni di tolleranza o dipendenza.

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Studi recenti e linee guida

Un recente studio pubblicato sulla rivista Gastroenterology ha evidenziato che l’impiego di agonisti del recettore GC-C, come la linaclotide, ha migliorato significativamente la qualità della vita dei pazienti con stipsi cronica, riducendo la severità dei sintomi e favorendo la regolarità intestinale. Inoltre, le nuove linee guida della American College of Gastroenterology (ACG) raccomandano l’uso della neuromodulazione sacrale nei pazienti che non rispondono ai trattamenti farmacologici, dietetico alimentari , stile di vita, attività fisica.

Nel sintomo stipsi gioca un ruolo importante la componente emozionale e psicologica, che può portare ad una errata autodefinizione, oltre che ad errate autointerpretazioni con conseguenti errate/pericolose autoprescrizioni.

Il primo passo verso una corretta valutazione e’ quindi distinguere se la propria stipsi dipende da fattori organici importanti, da malattie sistemiche, da difetti posturali (colon-colonna), dopo una attenta valutazione complessiva ed integrata del quadro clinico (vera stipsi) oppure piu’ semplicemente e’ correlata a scorrette abitudini alimentari, ad abuso di farmaci stiptizzanti, ad una ridotta assunzione di liquidi , alla mancanza di esercizio fisico, o ad altri fattori, pur importanti, ma corretti i quali il sintomo può essere facilmente eliminato, vedi la disbiosi intestinale (flora batterica alterata), la candida ….

La gestione della stipsi cronica richiede un’attenta valutazione clinica e un approccio terapeutico integrato. Grazie all’evoluzione delle terapie farmacologiche e strumentali, oggi è possibile offrire soluzioni efficaci anche ai pazienti con forme di stipsi più resistenti. È fondamentale un monitoraggio costante e un trattamento personalizzato con approccio olistico, mirato a migliorare non solo i sintomi, ma anche la qualità di vita dei pazienti intervenendo in una fase precoce.

Curare la Stipsi

Tante buone ragioni per prevenirla e diagnosticarla

La stipsi può rappresentare una notevole fonte di spesa per chi ne è affetto e per la società.

Oltre ad essere fonte di spesa, è anche fonte di mancato guadagno, in termini di perdita di giornate lavorative :il paziente stitico è spesso affetto da cefalea, depressione, da incapacità di concentrarsi su una qualsiasi attività lavorativa, da un malessere fisico importante, ma anche psicologico e neurologico (asse intestino cervello).

L’uso e soprattutto l’abuso cronico di lassativi espone il paziente a seri pericoli (perforazione intestinale, megacolon da catartici, melanosi del colon, epatite acuta e cronica, pancreatite, osteomalacia, sindrome proteino-disperdente, cistiti ricorrenti…) oltre che a dipendenza da farmaci, ad assuefazione, ad irreversibilità del sintomo e a predisposizione al cancro del colon-retto.

La stipsi interferisce nella vita affettiva e di relazione del paziente e deve essere affrontata prima possibile: più remota è l’epoca di insorgenza, minori saranno le chances di successo della terapia. La prevenzione della stipsi è pertanto di fondamentale importanza sia nell’adulto che nel bambino.

E’ necessario insegnare al paziente ad alimentarsi in maniera corretta (FIBRE-OLIO D’OLIVA), ad idratarsi adeguatamente, a capire l’importanza dell’attività fisica, dello stile di vita e di alcune accortezze al momento della defecazione .

La prevenzione

E’ molto importante curare la stipsi per prevenire alcune malattie con le quali esiste una pericolosa correlazione: nei pazienti con stipsi da rallentato transito intestinale è documentato un aumento di incidenza del cancro del colon-retto; esiste una correlazione con la malattia diverticolare, con la calcolosi della colecisti, con la cistite interstiziale, con la malattia da reflusso, con l’ernia iatale, con la poliposi adenomatosa ….viene sempre più spesso evidenziata una stretta interdipendenza tra sovrappeso, obesità, sindrome metabolica e stipsi, che ci supporta nella necessità di ripristinare la giusta flora batterica/microbiota correggendo la disbiosi, sempre presente nello stitico, e facilitando la correzione del peso.

Prima di seguire diete e intervenire con trattamenti di vario tipo per altre patologie, è fondamentale la cura della Stipsi!

 

Per approfondire leggi anche gli articoli : 

Cos’è la stipsi

Stipsi Long-Covid

Decalogo per la cura della Stipsi

Vedi il video Come prevenire, diagnosticare e curare la stipsi?

 

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Curare la Stipsi 

A cura di:

Prof. Ercole De Masi